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Sprechi, evasione e il grande Reset

  • innovadocweb
  • 23 ago 2021
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 21 giu 2023

In un precedente articolo abbiamo riportato un breve estratto del risultato dello studio condotto dalla CGIA (confederazione generale italiana degli artigiani) di Mestre, dove si parlava di una stima di circa 200 miliardi di euro l’anno di oneri che graverebbero sui cittadini e imprese per gli sprechi e gli sperperi della P.A, ma il dato da loro evidenziato in termini di inefficienze veniva anche messo a confronto con un altro grosso onere che graverebbe sempre sulla collettività (solo però sulla parte “onesta” di quest’ultima), ossia 110 miliardi di euro annui dovuto all’evasione fiscale.

l'incompetenza è un freno

L'evasione continua

Avviare politiche di sensibilizzazione al dovere sociale, all’etica sono doverose, ma non possiamo pensare che siano l’unico strumento, infatti ciclicamente i Governi Italiani di turno intavolano strategie di attacco all’evasione ma senza ottenere, almeno fino ad oggi, apparenti grossi successi e il dato continua a persistere.


Il grande Reset?

Secondo l’Istat il sommerso in Italia si concentrerebbe per circa due terzi in tre settori di attività economica: Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (40,3%), che se vogliamo sono tra i principali settori merceologici più colpiti dal crollo economico dovuto alla pandemia; sicuramente una pura coincidenza, ma perché non utilizzare questo particolare momento storico per fare un “reset” e definire nuove regole basate su processi digitali sicuramente di verifica ma anche di supporto alla ripartenza? Affinché in futuro questo 40,3% possa sparire?

la tecnologia un acceleratore

In effetti sono stati messi in campo una serie di stratagemmi per incrementare, per esempio, i pagamenti digitali;

Soluzione

l’Agenzia delle Entrate ha ormai sposato il digitale per portare avanti i suoi controlli sul patrimonio Italiano; ma poi? Perché non usare la digital transformation a casa degli evasori? Ritornando alle conseguenze economiche della pandemia, probabilmente molti evasori per la loro mancanza di “trasparenza” nella dichiarazione dei reali importi fatturati negli esercizi precedenti, non hanno poi potuto beneficiare di proporzionati supporti economici governativi quando gli sono stati necessari, e tale esperienza potrebbe essere il veicolo per fargli si digerire nuovi strumenti digitali, ma soprattutto accompagnarli verso nuove strategie lavorative, basate su logiche ed organizzazioni non solo etiche ma anche innovative.


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